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Verso un ecommerce sostenibile

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Negli ultimi anni la sensibilità nei confronti della sostenibilità ambientale è aumentata un po’ in tutti i settori, compreso quello delle vendite online. Da una parte è vero che acquistare in negozi fisici non è meno vantaggioso in termini ambientali, anzi: il consumo di energia degli edifici e l’inquinamento generato per spostarsi da casa a negozio incidono profondamente sull’impatto ambientale. D’altra parte gli acquisti online comportano una serie di attività che, inevitabilmente, hanno delle conseguenze sull’ambiente, dagli imballaggi alle emissioni generate dalla produzione e dal trasporto delle merci. 

La popolarità dall’ecommerce, incrementatasi anche in seguito ai lockdown imposti dalla recente pandemia, è cresciuta di pari passo con l’attenzione dei consumatori verso le conseguenze generate dai propri acquisti online sull’ambiente: secondo uno studio effettuato da Poste Italiane, quasi la metà degli intervistati (circa il 40%) dichiara un elevato interesse nei confronti delle tematiche green, mentre addirittura il 40% sarebbe disposto a pagare la spedizione se questa avvenisse in modalità sostenibile, quindi con veicoli elettrici, carburanti ecologici o imballaggi riciclati e riciclabili. Una tendenza che alcuni colossi dell’ecommerce hanno già intercettato e incrementato, come nel caso di Zalando, che ha introdotto delle icone nelle schede prodotto per indicare se gli articoli rispondono a determinate caratteristiche di sostenibilità e spiegare come sono stati prodotti, con che materiali e così via. 

Chi ha un negozio online, quindi, deve cominciare a chiedersi quali sono le azioni da intraprendere per rendere il proprio ecommerce il più possibile sostenibile, limitando il proprio impatto ambientale. Vediamo di seguito i rischi maggiori che i negozi online corrono in questo senso e come fare per ovviarli. 

Imballaggi

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Il packaging è uno degli elementi che ha un maggior impatto sull’ambiente. Secondo uno studio realizzato da Byrd (azienda specializzata nei servizi di logistica per shop online) e riportata da Shopify, carta e cartone (ampiamente usati nelle spedizioni da siti ecommerce) costituiscono il 17% dei rifiuti globali, mentre si stima che nel 2025 i rifiuti plastici derivanti dal commercio online supereranno i 2.000 milioni di tonnellate.

Spesso capita di ordinare qualcosa online e vedersi recapitare un pacco molto più ingombrante di quanto ci aspettiamo, con una quantità di plastica a volte superflua. C’è però margine di miglioramento in questo senso e molte aziende si sono già attivate per ridurre il problema. Alcuni brand (lo fece anche Zalando qualche anno fa) incoraggiano il reso dei pacchi vuoti per poterli riutilizzare per altre consegne. Amazon, invece, ha iniziato ad avvalersi del machine learning per capire quali prodotti si prestino ad essere imballati con packaging flessibili (buste e sacchetti imbottiti), con un peso di gran lunga minore rispetto ad altri tipi di contenitore, mentre altri algoritmi permettono al colosso di capire come ridurre gli imballaggi nelle spedizioni con più articoli.

Al di là di queste misure avanzate, ogni venditore può decidere di ridurre il proprio impatto scegliendo degli imballaggi realizzati con materiali riciclati o riciclabili, ma anche facendo attenzione a usare packaging della dimensione adeguata e non inutilmente ingombranti, non sono per utilizzare meno materiale, ma anche per occupare meno spazio in fase di trasporto e permettere quindi di ridurre il numero di corse necessarie per trasportare la merce e, di conseguenza, le emissioni nocive. 

Trasporto

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Anche se, come riporta lo studio effettuato dalla società di consulenza Oliver Wyman, lo shopping online genera un numero minore di emissioni nocive rispetto ai negozi online, non si può negare che anche l’ecommerce influisce in questo senso. Come migliorare questo aspetto? Oltre a utilizzare veicoli a basso impatto ambientale, l’ideale sarebbe ridurre il numero di corse necessarie. Come già accennato nel punto precedente, adeguare le dimensioni degli imballaggi al reale contenuto può dare un grande aiuto perché permette di ridurre lo spazio occupato e quindi il numero di corse necessarie. Allo stesso modo, ridurre i resi può avere un impatto positivo, se contiamo che ogni volta che effettuiamo un reso mettiamo letteralmente in moto un mezzo di trasporto. Molto spesso gli acquirenti decidono di restituire quanto acquistato perché non corrisponde a quanto si aspettano: lato website bisognerebbe quindi lavorare in modo da fornire delle descrizioni prodotto il più esaustive possibile e delle immagini veritiere, che restituiscano in modo fedele colori e caratteristiche dell’articolo e che magari lo riprendano da più angolature. 

Un altro contrattempo che ci può capitare quando acquistiamo online e che ha delle ripercussioni sull’ambiente è la consegna mentre non siamo presenti: oltre alla seccatura per l’acquirente, la mancata consegna si ripercuote sull’ambiente perché il corriere è costretto a rifare il percorso per effettuare un secondo tentativo. Per questo motivo potrebbe essere una buona idea dare la possibilità, a chi acquista in un ecommerce, di scegliere giorno e orario di consegna o promuovere la pratica del click & collect se si possiede anche un negozio fisico. 

Soluzioni forse non sempre attuali nell’immediato, ma che dobbiamo cominciare a valutare seriamente. Non ce lo chiedono solo i consumatori ma anche l’ambiente che ci circonda.  

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